Storia di Arquata

Il nome “Arquata” deriva, probabilmente, dal latino arcus e si riferisce forse alle arcate che scandivano l’acquedotto romano. La cittadina si sviluppa nel territorio anticamente dominato dalla città romana di Libarna, lungo la Postumia, via consolare che collegava Aquileia a Genova passando per Vicenza, Verona, Cremona, Piacenza, Voghera, Tortona e attraversando gli Appennini verosimilmente al passo della Bocchetta. Sono questi due elementi che ne motivano la nascita, ma non si sa con certezza a quale data attribuire i primi insediamenti abitativi, né quale fosse il luogo esatto del borgo più antico.

I documenti cominciano a parlare di Arquata nel 1077, quando Enrico IV conferma il possesso della città a Ugo e Folco d’Este. Negli anni successivi Arquata, ceduta dagli Este ai Vescovi di Tortona, è al centro di varie vicissitudini, che la vedono oggetto di contese territoriali fra Tortona e la Repubblica di Genova, con una breve parentesi di dominazione pavese.

Acquista stabilità politica nel 1313, quando viene concessa l’investitura su castello e borgo di Arquata a Opizzino Spinola dall’imperatore Enrico VII. Arquata è uno dei cosiddetti “feudi imperiali liguri”: una entità politica autonoma (all’interno della entità politica più grande dell’Impero), con il suo governo, il suo tribunale, le sue leggi (lo Statuto della città sarà stilato nel 1486) retta dai membri della famiglia genovese degli Spinola di Luccoli, che ne saranno i signori, senza interruzione, per quasi cinquecento anni. Dal XIV secolo Arquata è sede di un ospedale e dal XVI di un Monte di Pietà. Ad Arquata nasce Paolo Pansa (1500 circa-1558), storico e poeta, menzionato da Ludovico Ariosto, nell’Orlando Furioso, tra i grandi del suo tempo.

Nel 1641, il territorio di Arquata diventa da signoria a marchesato e Filippo Spinola è fatto marchese dall’Imperatore Ferdinando III, con il diritto di battere moneta. Pochi anni dopo, infatti, apre la zecca di Arquata.

Durante l’invasione napoleonica, nel 1796, un gruppo di arquatesi, comandati da Sisto Quaglia e ispirati da Agostino Spinola, compiono un attentato cui le truppe francesi rispondono, per rappresaglia, appiccando un incendio alla città. È ad Arquata che, l’8 luglio 1797, Francesco Vendryez proclama la soppressione di tutti i feudi imperiali: ha termine così la lunga signoria degli Spinola e, con lei, l’autonomia della città. La nuova amministrazione comunale decide l’annessione alla Repubblica Ligure, che a sua volta è incorporata alla Francia. In quell’epoca, il comune di Arquata comprende le parrocchie di Vocemola, Varinella e Rigoroso. La prima menzione di Rigoroso, con la sua chiesa di S. Andrea, risale alla fine del XII secolo. La cittadina, soggetta all’abbazia di S. Pietro di Precipiano, si sviluppa a partire dal XIV in concomitanza con la decadenza del borgo di Montalto (già esistente nel X secolo). La sua storia, distinta da quella di Arquata, è legata a Gavi e alla Repubblica di Genova. All’abbazia di Precipiano era stata soggetta anche Varinella, con la sua antica chiesa di S. Eusebio (menzionata per la prima volta alla fine del XII secolo), sostituita poi da una nuova alla fine del XVI secolo. La cittadina era rimasta proprietà degli Abati di Precipiano fino all’estinzione del monastero. Vocemola, invece, già nel XII secolo era soggetta al feudo arquatese. Vi si trova la chiesa di San Bartolomeo, le cui prime notizie risalgono al XVI secolo. Con la restaurazione, la Liguria, e con lei Arquata, è annessa al Regno di Sardegna. Un arquatese, Giuseppe Romanello, parteciperà alla spedizione garibaldina dei Mille. Con la proclamazione del Regno d’Italia, Arquata diventa parte del Piemonte e acquista, nel 1862, il nome di Arquata Scrivia.

Il Diciannovesimo secolo è l’epoca della creazione delle grandi infrastrutture che costituiranno la premessa dell’espansione economica della zona: è costruita la nuova strada Genova-Torino, ultimata nel 1821, che sposta il baricentro dei traffici fra Liguria e Piemonte ponendo le basi del declino della Val Lemme e dello sviluppo di Arquata e nel 1851 giunge ad Arquata la ferrovia Torino-Genova. L’economia del paese rimane tuttavia fondamentalmente agricola, fino a quando, nel 1905, la Società Fondiaria Industriale acquista i beni arquatesi degli Spinola con lo scopo di lottizzarli e dedicarli ad attività produttive. Comincia così l’industrializzazione di Arquata, che non sarà interrotta dalla prima guerra mondiale, durante la quale si sviluppa l’industria addetta alla produzione dei materiali bellici e decine di migliaia di soldati passano per il campo inglese allestito alle Vaie fra il 1917 e il 1920.

Dopo la guerra le attività industriali si moltiplicano: si impongono l’industria tessile (con lo Iutificio), quella chimica (con diverse realtà, fra le quali la principale è il saponificio Asborno) e quella alimentare (con la fabbrica di surrogati di caffè Asborno).

Durante la seconda guerra mondiale Arquata conosce diversi bombardamenti ed è teatro della guerra partigiana; ricomincia quindi, terminato il conflitto, la sua espansione industriale che vede, accanto allo sviluppo delle imprese già esistenti, la nascita di altre aziende, come la Cementir e la Montecatini (nel settore chimico Arquata supera ogni altra località del Novese).

La flessione comincia a metà degli anni ’60, anche se nel 1967 si insedia ad Arquata il maggiore deposito italiano di prodotti petroliferi raffinati (ERG). Intanto l’edilizia residenziale ha un incremento vertiginoso, che continua anche oggi e ha mutato e muta la fisionomia della zona. Arquata è tuttavia rimasta un paese verdeggiante, circondato da ampie zone boschive; al centro, il borgo ha conservato il suo aspetto medievale. Delimitata da due archi ogivali, la via Interiore è percorsa da edifici antichi, che presentano particolari architettonici gotici e rinascimentali. Vi si apre la chiesa di San Giacomo, le cui prime notizie certe risalgono al XIII secolo ma che è stata rimaneggiata nel XVI, nel XVII e nel XIX. La chiesa custodisce una statua lignea dell’Assunta dello scultore genovese Bartolomeo Carrea, del 1803, affreschi di Santo Bertelli (1840-1892), pittore nativo di Arquata tra i protagonisti dell’800 ligure e opere di Giovanni Battista Carlone e di Domenico Piola. Da Via Interiore si sale all’oratorio dell’Assunta (detto di Sant’Anna), la cui fondazione risale al XV secolo, che conserva un crocifisso ligneo processionale del 1842. Fuori dal borgo, si estende la piazza Santo Bertelli, sulla quale prospettano il Palazzo Spinola, risalente al XV secolo, le cui forme attuali sono del XVII, la casa Dallegri, dove si dice abbia dormito Carlo V, e uno degli antichi pozzi pubblici, ricostruito in stile barocco nel ‘700. Poco lontano, sulla strada per Rigoroso, si trova la chiesa di Santa Maria e Sant’Antonio Abate, edificata nel Quindicesimo secolo, oggi di aspetto neoromanico. Sotto la cima su cui sorgeva il castello di Montalto si trova il santuario di Montaldero, costruito nel 1718. Sovrasta Arquata la torre, diventata simbolo del paese, con i ruderi delle mura del castello risalenti alla metà del XII secolo, ma di origine più antica.